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Ecco uno splendido disco che, pur presentando un repertorio oserei dire inflazionato come le “Quattro stagioni”, regala grandi emozioni all’ascolto.

Merito soprattutto dei bravi interpreti che confezionano questa inedita versione della celebre composizione vivaldiana.

Marco Ruggeri e Lina Uinskite (entrambi docenti presso il Conservatorio “G. Cantelli” di Novara) decidono infatti di rinunciare all’orchestra d’archi in favore dell’organo. Il violino solista spicca in tutto il suo virtuosismo, mentre Ruggeri, con il suo organo (nel disco ne vengono utilizzati ben tre) ricrea tutta la magnificenza del “ripieno” vivaldiano.

Il risultato è stupefacente: merito anche della bella presa del suono, che valorizza l’acustica naturale delle chiese utilizzate (S. Maria in Colle di Montebelluna, Duomo di Serravalle e San Cassiano – entrambe in provincia di Treviso). L’etichetta francese Fugatto (poco nota forse in Italia), specializzata in pubblicazioni organistiche, si è fatta promotrice di questo evento discografico.

Davvero uno dei dischi più belli e innovativi di questo 2014 che ci prestiamo ad archiviare.

Gabriele Formenti

dicembre 2014 (5 stelle)

 

http://www.cdclassico.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1197:cd-fugatto-a-vivaldi-le-quattro-stagioni-ruggeri-uinskite&catid=34:recensioni&Itemid=55

Duo / recensioni CD / CD reviews

Les quatre saisons de Vivaldi en duo violon et orgue

Renouveler le sujet à propos des Quatre saisons de Vivaldi ne semble pas chose aisée, pourtant ce disque apporte une approche inédite et passionnante.

Grâce à l’utilisation de trois orgues baroques italiens et historiques de surcroit, l’organiste Marco Ruggeri a recréé l’ambiance champêtre et bucolique de ces célèbres concertos de l’Estro harmonico. Ces instruments anciens sont pourvus de divers accessoires qui viennent ponctuer judicieusement le discours : campanelli (jeu de clochettes accordées), timbales, et autres jeu de cornemuse. L’orgue italien, clair et transparent par essence reproduit à merveille l’ambiance de l’orchestre à cordes.

Ces concertos font aussi appel au violon solo et concertant qu’il aurait été hasardeux de supprimer ici. Lina Uinskyte, violoniste lituanienne, s’affranchit magnifiquement de sa tâche, par une virtuosité sans faille et un style bien reconnaissable, issu des écoles de l’Europe de l’est. Un vibrato parfois appuyé mais d’un lyrisme qui s’accommode finalement agréablement du discours vivaldien. Marco Ruggeri lui, s’en donne à cœur-joie à ses claviers, dynamique et ludique à souhait, le tout soutenu par une prise de son de tout premier plan.

L’illusion est totale : « le défi de l’imitation », comme le dit lui même l’organiste dans un texte de pochette très documenté, opère dans sa plénitude, au service de la merveilleuse musique de Vivaldi.

Le 5 octobre 2014 par Frédéric Muñoz

 

http://www.resmusica.com/2014/10/05/les-quatre-saisons-de-vivaldi-en-duo-violon-et-orgue/

Vivaldi: le Quattro Stagioni per Violino e Organo

La trascrizione è sempre stata uno dei banchi di prova più arditi e nel contempo più fascinosi per tutti i grandi musicisti, specie quando l’Autore di cui si trascrivono i brani è uno del calibro di Antonio Vivaldi e lo strumento per cui si trascrive è l’organo. Questo CD, mirabile sotto tutti gli aspetti, ne dà ampia dimostrazione.

Il brano d’apertura è il dodicesimo dei dodici concerti dell’Op. III “L’Estro Armonico” di Antonio Vivaldi, per violino e archi trascritto per strumento a tastiera da Johann Sebastian Bach. Quest’ultimo trascrisse numerosi concerti del musicista veneziano, che erano diffusi e famosi in tutta Europa, innanzitutto per capirne e carpirne l’essenza ed anche per sorprendere il pubblico nell’eseguirli col cembalo o l’organo anziché con la compagine orchestrale.

Seguono nel CD i meravigliosi concerti de “Le Quattro Stagioni”, anch’essi originariamente scritti per violino e archi (si tratta dei primi quattro dei dodici concerti dell’Op. VIII “Il cimento dell’armonia e dell’inventione”), nell’entusiasmante trascrizione per violino e organo di Marco Ruggeri che ha compiuto un’operazione da far tremare i polsi a qualsiasi musicista.

Oltre alla trascrizione, va lodata senza alcuna riserva l’interpretazione che il duo Uinskyte e Ruggeri fa di questa già di per sé geniale trascrizione. Le possibilità esecutive degli organi Veneti sono sfruttate al meglio, con i timbri sfavillanti che li contraddistinguono, registri “di Ripieno” dal suono cristallino e registri “di Concerto” sempre sorprendenti. Il dialogo che instaurano i due interpreti è fascinoso e avvolgente, sempre frizzante e brioso, simbiotico, magico. Corde di violino e canne d’organo sembrano abbracciarsi riuscendo a rendere palese, visibile, palpabile la musica di Vivaldi e persino (ma non poteva essere altrimenti) ciascun verso dei sonetti che la ispirarono (riportati molto opportunamente nel libretto).

A mio gusto personale, il CD è di quegli da portare in cima alla lista delle preferenze d’ascolto. Dovendo scegliere, l’esecuzione dell’Inverno (ultime tre tracce) è la perla delle perle. Oltre alla squisita arte della violinista, si percepisce al massimo grado la perfetta padronanza dell’organista dello strumento di turno, lo spettacolare organo che i figli di Gaetano Callido, Agostino ed Antonio, costruirono a Serravalle di Vittorio Veneto e che –se mi posso permettere– è il re degli strumenti, tutti nobilissimi, scelti per la registrazione.

Dal punto di vista tecnico ed artistico, tutto ciò che è stato curato da Federico Savio (dalla presa del suono, alla realizzazione del CD all’edizione complessiva ecc.) merita tanto di cappello poiché, con una professionalità davvero rara, ha dato vita ad un prodotto di livello eccezionalmente alto e che non mancherà di essere apprezzato in modo incondizionato dagli ascoltatori.

Agosto 2014 – Graziano Fronzuto

 

http://www.liberexit.it/?p=2153

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È un'esperienza dionisiaca approcciare la consolle di un organo "orchestra". Ci si sente padroni del mondo (musicale) ovvero dalla partitura sinfonica che nasce da mani e piedi. Prendete gli strumenti del pavese Luigi Lingiardi (1814-1882), le cui disposizioni foniche contengono molte imitazioni dell'orchestra e di quella banda che fu il juke box d'altri tempi. L'ultimo (e integro, anno 1877) dei 14 organi "orchestra" di Lingiardi - chiesa di S. Pietro al Po, Cremona - è coprotagonista di un cd singolare. Ovvero, Concerti violinistici d'Otto-Novecento con la partitura ripensata (arrangiata da Marco Ruggeri, strumentista e musicologo) sull'organo: il Concerto gregoriano (1921) di Ottorino Respighi, il giovanile Concerto in re (1822) dell'iper precoce Felix Mendelssohn - il lavoro fu resuscitato da Yehudi Menuhin il secolo scorso - quindi l'op. 48 in do di Dmitri Kabalevski.

Un duo di corso non lungo (2012) ma sostanzioso, il cremonese Marco Ruggeri e la lituana Lina Uinskyte mostrano un affiatamento esemplare.

La "registrazione" organistica della partitura assai ricca di Respighi e di quella snella per archi di Mendelssohn dà ai due domponimento chiarezza senza sacrificare tinte e dinamiche. Ottima l'idea, nel Finale di Respighi, di far attaccare il ritornello dal violino, con un ripienino d'archi. Musicalità, stile e misura dell'organista. Ottima intonazione, smalto e temperamento nella violinista.

Alberto Cantù

«Amadeus» dicembre 2015 (5 stelle)

Tommaso Giordani, compositeur d'origine napolitaine, fit l'essentiel de sa carrière en Angleterre et en Irlande. Les sonates de l'opus 4 ont été écrites pour clavier (pianoforte, clavecin ou orgue : ce qui permettait à l'éditeur de s'adresser à une clientèle plus vaste, souvent constituée de musiciens amateurs) avec accompagnement de violon. Elles sont typiques du style galant jusque dans ses aspects les plus archétypaux et significatifs : tonalités majeures, absence de tension, mélodies « faciles » et agréables, simplicité harmonique, variété décorative rythmique, rosalies abondantes, utilisation de sextolets... Les interprètes défendent avec conviction ces œuvres grâce à une technique sans faille, des reprises toujours ornées avec goût, voire avec audace (ce qui est consubstantiel au style galant et qui permet d'éviter une certaine monotonie), l'utilisation des trois principaux instruments à clavier qui interviennent tour à tour, parfois à l’intérieur même d'une sonate, ce qui peut paraître curieux intellectuellement mais qui se révèle efficace à l'écoute, le jeu luthé du clavecin permettant de varier encore davantage les effets sonores. Un disque des plus agréable, et qui, loin d'être anecdotique , nous permet de mieux connaître certains aspects des styles et des influences musicales de cette seconde moitié du dix-huitième siècle. (Marc Marcucci)

 

http://musique.fnac.com/a9456053/Tommasso-Giordani-Six-sonates-Opus-4-CD-album#ficheResume

Nel tentativo, spesso encomiabile, di somministrare all’uditorio degli intenditori chiare, fresche e dolci novità di ascolto, dissodando terreni periferici o frequentati soltanto dalla sussiegosa casta dei cosiddetti specialisti, le case discografiche a volte si fanno tramite di operazioni dal forte afrore imparaticcio, affidate per lo più alle inutili competenze di qualche interprete occasionale, generalmente poco adatto o poco in sintonia con le rarità presentate, che non corrispondono affatto alle aspettative già implicite nella sia pur succulenta proposta. Se da un lato l’appetito viene solleticato abbondantemente dalla scarsa dimestichezza riservata a quelle pagine fuori corso, magari attribuite a compositori di prima grandezza, dall’altro, proprio per l’inadeguato trattamento e la maniera alquanto blanda con cui esse sono confezionate, si assiste a una rapida, progressiva assuefazione anche da parte del più liberale e accondiscendente e tollerante ascoltatore. Di tutt’altro tenore è invece il lussuoso menù scelto dall’etichetta Fugatto, che oltre a dare voce a tre lauti concerti per violino liofilizzati in una tonificante trascrizione-adattamento approntata per valorizzare la fonica orchestrale del portentoso organo Lingiardi op. 181 (1877), schiera, in felice abbinamento, due interpreti votati alla generosa impresa della musica d’insieme: Marco Ruggeri e la violinista lituana Lina Uinskyte. Entrambi docenti al Conservatorio di Novara, hanno accumulato una vasta esperienza come solisti dei rispettivi strumenti, intrecciando in seguito le loro baldanzose carriere in un duo che, a partire dal 2012, si è via via distinto per la messa a punto di un repertorio tanto esteso quanto esigente e originale. Lo dimostra, come dicevamo, anche il CD in questione, che raduna una terna esemplare di composizioni stilisticamente assortite, molto ben congegnate, partorite tra primo Ottocento e secondo dopoguerra. Un excursus d’eccellenza eppure lontano anni luce dai soliti luoghi comuni affiliati al pezzettone d’effetto per palati qualunquisti, infarcito di facili canditi melodici e di glasse virtuosistiche ad uso dei più golosi. Così, mentre le dita inumidite spacchettano note la cui unica certezza è quella di sapersi fatte per stare insieme, sommandosi l’una con l’altra in sinergia astrale, ogni brano prende forma, fiorisce, largheggia, si apre, declina, e poi scivola quieto, consegnando le ultime, palpitanti battute al silenzio. Genuflesse in adoranti gregorianismi (Respighi) oppure visitate dal demone adolescenziale del saliscendi di bravura a oltranza (Mendelssohn), o, ancora, imbottite di sano e graffiante humus popolare (Kabalevsky), semiminime, crome e semicrome definiscono i loro imperscrutabili tragitti senza nulla togliere alla visibilità della struttura complessiva, anzi, favorendone con maggiore lucidità la sua esplicazione definitiva. Complice la tavolozza di questo magistrale strumento, vero outsider dell’organaria tardottocentesca italiana (Chiesa di S. Pietro al Po, Cremona), assistiamo alla messa in scena di una rappresentazione sonora che ha il suo apice nel fervido e giovanilissimo Concerto in re minore (1822) steso dall’imberbe Felix, rampollo prodigio di casa-Mendelssohn. Disseminato di passaggi saggiamente aggettanti, pensati per rallegrare in pari misura esecutore e pubblico, il Concerto conclude con un movimento vivace dal piglio danzereccio, palesemente modellato su ritmi all’ungherese. È però nell’acrobatico Concerto op. 48 di Kabalevsky - tra l’altro valorizzato dalla puntuale trascrizione dello stesso Ruggeri - che possiamo registrare tutte le vigorose qualità interpretative del duo, al quale non difetta certo la possibilità di raggiungere nuove mete da cui poter contemplare cime sempre più alte.

Alessandro Bottelli

«Arte organaria e organistica» novembre 2016